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Commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia: esperte ed esperti del settore sociale rispondono alle domande

La commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia di Covid ha dato avvio ai lavori dedicati all’ambito sociale. «Si è trattato di una seduta di grande valore conoscitivo, nella quale abbiamo soprattutto ripercorso la prima fase dell’emergenza», ha sottolineato la presidente Foppa.

La commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia di Covid negli anni 2020–2023 e sull’individuazione delle responsabilità del Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano si è riunita questo pomeriggio (21 aprile 2026) sotto la guida della presidente Brigitte Foppa. «Dopo nove sedute dedicate al tema della salute e della sanità, abbiamo iniziato i lavori sul secondo ambito, quello sociale», ha spiegato Foppa. 

L’avvio è stato segnato da un’audizione in forma di panel con esperte ed esperti del settore sociale, alla quale hanno partecipato: Waltraud Deeg, consigliera provinciale ed ex assessora alla famiglia, agli anziani, alle politiche sociali e all’edilizia abitativa; Luca Critelli, ex direttore del Dipartimento politiche sociali, edilizia abitativa, famiglia e terza età; Michela Trentini, direttrice della Ripartizione politiche sociali della Provincia autonoma di Bolzano; e Liliana Di Fede, direttrice generale dell’Azienda Servizi Sociali di Bolzano.

«È stata una seduta di grande valore conoscitivo, nella quale abbiamo ripercorso soprattutto la prima ondata della pandemia», ha riassunto la presidente della commissione, Foppa. «Il sociale è stato un settore che ha risentito di una pressione enorme.»

Le persone sentite hanno riferito della chiusura di numerosi servizi sociali, tra cui i centri diurni per persone con disabilità e i servizi di cura per la prima infanzia. «Queste strutture hanno dovuto chiudere completamente i battenti a causa delle disposizioni statali. Di conseguenza, il carico sulle famiglie in quel periodo è stato enorme», ha aggiunto Foppa. L’Alto Adige, tuttavia, rientra tra le regioni che per prime hanno avviato le riaperture: già nell’estate 2020 molti dei servizi erano nuovamente operativi.

Questo ha riportato l’attenzione anche sul tema del rapporto tra Stato e Provincia e sul margine operativo di quest’ultima. L’ex direttore di Dipartimento Critelli ha, ad esempio, spiegato che si era trattato di un confronto costante tra l’autonomia – e il tentativo di ampliare gli spazi di libertà – e le direttive statali concernenti la tutela della salute. «Su questo punto abbiamo discusso più volte nel corso del pomeriggio – in particolare riguardo all’ambito di intersezione tra sociale e sanitario, dove si pone effettivamente una questione di competenze», riferisce Foppa. Durante il periodo pandemico, infatti, era stata attribuita una priorità assoluta alla salute e, di conseguenza – come già sottolineato in precedenti sedute – molti altri aspetti erano rimasti indietro, con ripercussioni anche pesanti per persone vulnerabili e svantaggiate. «Una constatazione che è emersa chiaramente anche dall’audizione odierna.»

L’audizione si è svolta in un clima di grande apertura e autoriflessione. «È stato, ad esempio, osservato che in Italia non si è sviluppato un dibattito sui diritti umani e sulle possibili violazioni dei diritti fondamentali, come invece avvenuto in Germania. Una possibile spiegazione potrebbe essere il forte impatto emotivo dello shock di Bergamo», ha spiegato la presidente Foppa, aggiungendo che l’ex assessora Deeg ha affermato che avrebbe auspicato che un confronto analogo avesse avuto luogo anche in Alto Adige. Deeg ha inoltre parlato apertamente della propria responsabilità e della difficoltà di prendere decisioni che hanno inciso profondamente sulla vita delle persone. «Ha detto di aver sempre agito in buona fede ma anche di voler chiedere scusa se alcune decisioni hanno causato sofferenza.»

Michela Trentini e Liliana Di Fede, che durante la pandemia ricoprivano ruoli dirigenziali nel settore sociale, hanno inoltre discusso con i membri del Comitato su ciò che, col senno di poi, si sarebbe potuto fare diversamente, ha proseguito Foppa. «È stato ad esempio osservato che, in generale, si era poco preparati e che sarebbe stata necessaria una migliore coordinazione tra i diversi servizi locali e tra regioni», ha riferito Foppa. «È stato inoltre sottolineato che oggi si presterebbe maggiore attenzione anche agli aspetti anche di edilizia, affinché nelle strutture sociali – in particolare nelle residenze per anziani – sia possibile separare i reparti.» Un’ulteriore considerazione importante emersa riguarda la necessità di garantire, all’interno delle strutture, un’adeguata assistenza infermieristica e medica: su questo punto, ha ricordato Foppa, nel frattempo sono stati compiuti passi avanti.

È stato affrontato poi il delicato tema delle sospensioni dal lavoro durante la pandemia. «È noto che queste erano state disposte dallo Stato. Le figure dirigenziali presenti hanno sottolineato che, proprio nel settore sociale, si era cercato per quanto possibile di venire incontro alle diverse situazioni. Resta tuttavia il fatto che sospensioni ci sono state – e che la maggior parte delle persone sospese non è più rientrata in servizio», ha riassunto Foppa.

Si è trattato, ha aggiunto, di una perdita sia per le strutture sia per le persone sospese. «Questa vicenda ha creato fratture profonde, in parte ancora percepibili. I racconti delle esperienze individuali che ci sono stati riportati continuano a pesare su quel periodo», ha concluso la presidente della commissione

La Commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia di Covid tornerà a riunirsi mercoledì 13 maggio 2026.

Cons.

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