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Festa delle lavoratrici e dei lavoratori: pari opportunità, dignità e rispetto nei luoghi di lavoro

In occasione del 1° maggio, la Consigliera di parità Brigitte Hofer rivolge l’attenzione alle pari opportunità, al mobbing e alla violenza nei luoghi di lavoro, ambiti in cui il divario tra norma e realtà quotidiana è ancora significativo.

Il 1° maggio, Festa delle lavoratrici e dei lavoratori, è un’occasione per riflettere su chi nel lavoro non ha ancora le stesse opportunità degli altri. Il quadro europeo è chiaro: secondo il Rapporto sulla parità di genere 2025 della Commissione europea, al ritmo attuale occorreranno ancora sessant’anni per colmare i divari tra donne e uomini in Europa. Un dato che invita a guardare con più attenzione a ciò che accade oggi nei luoghi di lavoro.

“Il lavoro rappresenta per molte persone una fonte di realizzazione personale e di indipendenza economica: è compito delle istituzioni fare in modo che questo sia possibile per tutte e tutti”, osserva la Consigliera di parità Brigitte Hofer.

Le donne continuano a essere penalizzate nel mercato del lavoro in modo strutturale. In Europa, il 31,8% delle lavoratrici madri lavora a orario ridotto, contro il 5% dei padri, e spesso non per scelta, ma per necessità legate alla cura. Questo incide direttamente sull’accesso alle posizioni di responsabilità: le donne che lavorano a orario ridotto faticano a costruire la visibilità e la continuità professionale che i ruoli di vertice richiedono. Il risultato è un divario retributivo che in Alto Adige si attesta al 17,5% a svantaggio delle donne: un dato che riflette non solo differenze salariali dirette, ma disuguaglianze strutturali nei percorsi di carriera.

“Parlare di parità significa guardare ai percorsi professionali concreti delle donne, alle opportunità di accesso e all’indipendenza economica”, sottolinea Hofer: “Su questi aspetti c’è ancora lavoro da fare, e gli strumenti normativi — a partire dalla nuova Strategia europea per la parità di genere 2026–2030 e dalla direttiva sulla trasparenza salariale, che dovrà essere recepita entro giugno 2026 — offrono un quadro di riferimento importante”.

Un ambito che l’Ufficio della Consigliera di parità monitora con continuità è quello della violenza, delle molestie e del mobbing nei luoghi di lavoro, che colpisce in modo sproporzionato le donne. I dati disponibili indicano che si tratta di un fenomeno non marginale, che richiede risposte strutturate a livello organizzativo e culturale, oltre che normativo.

Un esempio recente dall’Alto Adige dimostra quanto questo lavoro culturale sia ancora necessario. Nel corso di una seduta pubblica di un Consiglio comunale, in risposta alla proposta di garantire un’adeguata presenza femminile nel consiglio di amministrazione di una società comunale, un Sindaco ha affermato che le donne farebbero meglio a restare a casa con i figli, accompagnando questa dichiarazione con generalizzazioni offensive nei confronti delle lavoratrici della pubblica amministrazione. Dichiarazioni di questo tipo, pronunciate in una sede istituzionale da chi esercita una funzione pubblica, non riguardano la sfera privata: mettono in discussione il principio stesso della partecipazione delle donne alla vita lavorativa e istituzionale, e con esso le norme vigenti in materia di equilibrio di genere negli organi societari degli enti pubblici. Ognuno è libero di avere le proprie convinzioni personali: ma chi porta la responsabilità di sindaco non risponde di ciò che pensa, bensì del bene comune — e il bene comune include tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori.

“Quando simili affermazioni vengono espresse in una sede istituzionale, da parte di chi esercita una funzione pubblica, non si tratta di opinioni private: si tratta di un segnale culturale che ha un peso reale sulle persone che lavorano e su quelle che vorrebbero farlo”, afferma Hofer.

“La prevenzione delle discriminazioni e di ogni forma di violenza sul lavoro non riguarda solo le situazioni di crisi: riguarda la qualità ordinaria degli ambienti lavorativi. Investire in questo significa investire nella produttività, nel benessere e nella coesione”, sottolinea ancora la Consigliera.

In questo quadro, il 1° maggio è un momento utile per fare il punto su quanto è stato costruito e su ciò che resta da fare, con l’obiettivo di garantire alle donne — e a tutte le persone — pari opportunità e ambienti di lavoro sicuri e rispettosi.

Garantire pari opportunità nel lavoro”, conclude la Consigliera di parità, “non è un obiettivo accessorio: è una condizione indispensabile per una società che risponde davvero a tutte e tutti".

CP

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