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Commissione d’inchiesta sulla pandemia: audizioni su media e biostatistica (1/2)
La commissione guidata da Foppa si è confrontata questa mattina con il vicedirettore del Dolomiten Günther Heidegger, l’ex presidente della RAI Marcello Foa e il biostatistico Markus Falk. Le audizioni proseguono nel pomeriggio.
La Commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia di Covid negli anni 2020-2023 e individuazione delle responsabilità, guidata da Brigitte Foppa, ha ripreso oggi le audizioni nell’ambito del settore “Media e società” avviate lo scorso 2 settembre. “Abbiamo approfondito il tema 'Come nasce l’informazione e come si creano le opinioni in un periodo di crisi come quello della pandemia'”, spiega Foppa. In merito, la commissione si è confrontata con Günther Heidegger, allora e oggi vicedirettore del quotidiano Dolomiten, e Marcello Foa, all’epoca presidente della RAI: “Si è trattato di due audizioni molto differenti, rispecchiando esse da un lato il punto di vista di un quotidiano locale e dall’altro quello dei vertici della radiotelevisione pubblica: in questo senso, si può dire anche che esse si completano a vicenda”. “Ospite della commissione”, aggiunge Foppa, “è stato anche il biostatistico Markus Falk, che, com'è noto, durante la pandemia forniva costantemente dati”.
“Il messaggio più importante che il Dolomiten ha voluto trasmettere in quel periodo”, riferisce Foppa, “era secondo Günther Heidegger “fate attenzione”, in un periodo contraddistinto dal pericolo. A questo proposito, si è inteso anche dare delle linee guida per uscire il prima possibile dalla pandemia”. Alla richiesta se egli aveva subito condizionamenti da parte della Giunta o degli inserzionisti, "Heidegger ha risposto di no, come ci si aspettava, aggiungendo di non scrivere per far piacere agli inserzionisti; come altri prima di lui, ha aggiunto che nell'intero periodo della pandemia sono stati fatti sicuramente degli errori; ha inoltre riconosciuto che rientra tra i compiti della commissione d’inchiesta portarli alla luce, e si è detto per questo interessato all’audizione”. “Alla richiesta se anche il Dolomiten avesse contribuito alla polarizzazione della società", aggiunge Foppa, “Heidegger ha risposto di no, chiarendo che non era stata alimentata. Ha riconosciuto che una polarizzazione era rilevabile, ma nessuno aveva agito con cattive intenzioni: si è trattato secondo lui di una situazione eccezionale in cui ciascuno ha fatto del proprio meglio; era difficile sapere cosa fare, perché questo dipende sempre dallo stato di conoscenza dei fatti: oggi essa è certamente più ampia, e si è quindi più consapevoli”. Nel corso del colloquio, è stato fatto riferimento anche alle lettere dei lettori, comprese quelle critiche: “Egli ha specificato che non sono state censurate, ma erano sorprendentemente poche durante la crisi, mentre si sono moltiplicate verso la fine e dopo quel periodo: sono state pubblicate, fino a quando la discussione non è stata considerata conclusa, come nell’abituale gestione del Dolomiten”.
L’ex presidente della RAI Marcello Foa ha invece parlato di come nasce l’informazione, “facendo riferimento alla teoria della piramide dell'informazione, al cui vertice sono i Governi e i grandi player internazionali, che la producono; essa viene quindi trasmessa e in parte filtrata dalle agenzie di stampa; la maggior parte dei giornalisti si trova alla base e manda avanti le notizie, nella convinzione che l'opinione o l’informazione prevalente sia quella corretta”, riferisce Foppa: “Foa ha aggiunto che, in un periodo di paure crescenti come quello della pandemia, dove era diffusa la paura della morte, questa piramide informativa favorisce un meccanismo che sviluppa facilmente un’opinione univoca o predominante: sono pochi, ha detto, i giornalisti che nuotano contro corrente. Su questo è stato anche molto critico, evidenziando che quanto tutti cantano in coro, i media dovrebbero offrire anche un contraltare”. Quale presidente della RAI, così ancora la presidente, "ha detto di aver esortato al pluralismo; su specifica domanda, ha chiarito di non aver ricevuto ordini dal Governo. Interrogato poi su come ci si deve comportare con i responsabili, ha invitato a differenziare se si era agito in buona o in cattiva fede, sia da parte del Governo che da parte dei media. Ha aggiunto che c’erano stati anche comportamenti in buona fede a fronte dei citati condizionamenti del sistema”.
Un ruolo molto diverso ha avuto, nell'ambito delle audizioni di oggi, il biostatistico Markus Falk biostatistico, “che ha riferito quelle che per alcuni componenti della commissione erano delle novità: per esempio che i test di massa sarebbero nati da una richiesta d’aiuto da parte dell’economia: ci si trovava in lockdown, l’Alto Adige era una zona rossa e si era alle porte della stagione invernale e successivamente delle svendite; c’era la volontà di allentare le misure introdotte; secondo lui, i test di massa hanno aiutato a ridurre il tasso d’infezione, così come i tamponi nasali nelle scuole". "Secondo Falk, che ci ha anche spiegato come funzionavano calcoli e modelli, i dati hanno sempre delle debolezze, e bisogna necessariamente riferirsi al contesto; ritiene pertanto consigliabile, ora, una valutazione a posteriori". Con le dichiarazioni fornite oggi, il biostatistico avrebbe inoltre contestualizzato misure come i test di massa nell'ambito delle informazioni già ricevute dagli altri settori.
“È interessante constatare”, conclude Foppa, “come né la statistica, né il sistema sanitario, né quello scolastico, né quello economico sono segmenti separati: la pandemia ha dimostrato quanto strettamente dipendono l’uno dall’altro”.
Le audizioni della commissione d’inchiesta proseguono nel pomeriggio.
MC

