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Commissione d’inchiesta sulla pandemia: ultime audizioni con rappresentanti dei media (2/2)

Nella seduta pomeridiana di oggi, la commissione guidata da Foppa si è confrontata con l’ex caporedattore della RAI di Bolzano Vivarelli e l’ex direttore della locale sede RAI Longati, nonché con l’allora direttrice della ff Aschbacher.  

La Commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia di Covid negli anni 2020-2023 e individuazione delle responsabilità, guidata da Brigitte Foppa, si è riunita di nuovo nel pomeriggio di oggi, dopo la seduta di questa mattina, per nuove audizioni nell’ambito “Media e società”. “Si è trattato”, così Foppa, “dell’ultimo blocco con rappresentanti dei media, con un confronto con la redazione di RAI Alto Adige e il settimanale in lingua tedesca ff”. L’allora caporedattore della redazione italiana della RAI di Bolzano Roberto Vivarelli, e l’allora direttore della sede RAI di Bolzano Vittorio Longati hanno riferito di come sono cambiate le condizioni di lavoro in una grande azienda come la RAI, con la costituzione addirittura di una sezione esterna a garanzia di una redazione di emergenza nel caso di totale collasso della RAI per motivi di salute, “e questo come esempio dell’estrema situazione in cui ci si trovava per via della pandemia”, prosegue Foppa: “Vivarelli ha parlato di mesi molto difficili, con le notizie e i toni dell’emergenza che si rincorrevano a ritmo frenetico. Ha riferito anche della necessità di garantire una copertura informativa equilibrata". A specifica domanda, egli ha anche spiegato coen la redazione centrale di Roma ha reagito alle cronache su manifestazioni critiche nei confronti delle vaccinazioni trasmesse anche dalla redazione RAI locale, manifestazioni che a Bolzano si erano verificate più spesso e con toni più intensi che altrove. Secondo lui, a Roma si è prestato attenzione anche a questo”. Entrambi i giornalisti hanno comunque chiarito che non ci sono state ingerenze nella libertà giornalistica. “Le redazioni locali della RAI erano però state integrate nel sistema più ampio con attribuzione della responsabilità al direttore nazionale”, continua Foppa, aggiungendo che i due giornalisti hanno riferito di sollecitazioni a informare molto ampiamente sulle vaccinazioni - si trattava di una disposizione effettivamente in vigore a livello nazionale. Dal punto di vista odierno, ha detto Vivarelli, si guarda a quel periodo ovviamente con una prospettiva più libera e distaccata”. Nel corso del confronto si è parlato anche della libertà giornalistica nella RAI”, racconta Foppa, “e Longati ci ha tenuto a sottolineare che si tratta di un apparato molto grande, con 2.000 giornalisti, e che non si viene licenziati se non si è fedeli alla linea”.

La serie di audizioni sui media in Alto Adige si è proseguita col confronto con Alexandra Aschbacher, allora direttrice del settimanale in lingua tedesca ff. “Ci ha detto che il settimanale si era dato l’incarico non tanto di di riferire sui bollettini con dati e numeri giornalieri, quanto di gettare uno sguardo continuo sulla società, e precisamente sugli effetti su di essa della situazione. Ci ha quindi riferito che ci si è mossi con cautela, percependo le fratture, e ha sostenuto testualmente che si è cercato di dare voce a tutti, ma che guardandosi indietro è stato troppo poco. Dopo la fine della pandemia è stato trattato nel settimanale il tema della frattura nella società, della rabbia permanente e anche del risentimento reciproco che forse era rimasto”. Aschbacher avrebbe riferito anche della sensazione di non aver reso giustizia al tema durante la pandemia: “Per questo, ci ha detto, la ff ha continuato a cercare, in un’ottica riflessiva, di guardare anche lì dove lo sguardo a volte era mancato, per esempio nelle scuole o nelle situazioni problematiche in famiglia”, racconta Foppa. Per un lungo periodo, la direttrice si è occupata di raccogliere le testimonianze di persone che hanno riferito le proprie esperienze durante la pandemia. È seguito un confronto sulla fiducia nei media e su ciò che rimane di questo periodo: “Aschbacher ha riferito che la pandemia ha rafforzato e accelerato una tendenza che probabilmente era già in atto, che vede i media assumere un ruolo diverso rispetto a prima”, spiega la presidente della commissione d’inchiesta, concludendo che, di ciò che rimane, “probabilmente la scomparsa della solidarietà è la cosa peggiore. E in merito la rielaborazione non è ancora terminata”-

La “Commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia di Covid negli anni 2020-2023 e individuazione delle responsabilità” torna a riunirsi mercoledì prossimo, 30 settembre. In programma sono la presentazione dello studio “La coesione sociale dopo la pandemia” del Center for Advanced Studies di Eurac Research e le prime audizioni nell’ambito tematico dell’istruzione. 

MC

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